{"id":115,"date":"2022-05-22T11:25:51","date_gmt":"2022-05-22T09:25:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=115"},"modified":"2022-05-22T11:30:44","modified_gmt":"2022-05-22T09:30:44","slug":"merc-hacker-non-adrenalina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=115","title":{"rendered":"Merc. Hacker, non adrenalina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?page_id=26\"><strong>Torna all&#8217;indice<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Spaghetti-hacker-Stefano-Chiccarelli\/dp\/8889479140\/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2ZOHN58CSW4XG&amp;keywords=spaghetti+hacker&amp;qid=1653210823&amp;sprefix=spaghetti+hacke%2Caps%2C86&amp;sr=8-1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"430\" src=\"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spcover600-3-e1653196776480.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Di solito questo tipo di racconti cominciano con &#8220;Mi chiamo Franco Rossi, e ho una storia da raccontare&#8230;&#8221;. Io, in questa sede, come mi chiamo non lo posso dire, e non sono neanche sicuro di avere una storia da raccontare. Parto quindi gi\u00e0 con il piede sbagliato&#8230; Prima di proseguire, vorrei avvertire tutti quelli che stanno leggendo che sono una persona abituata a scrivere (soprattutto racconti). Per questo motivo, lo stile potr\u00e0 sembrare abbastanza &#8220;teatrale&#8221;, tale da fare apparire inverosimile quello che scrivo. Invece, per una volta, scrivo una storia vera, quella che ho vissuto. Ognuno sar\u00e0 libero di crederci, o di considerarla un altro racconto, uno dei tanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio nickname \u00e8 Merc. Viene dal nome che usavo quando andavo in IRC (e prima di disintossicarmene&#8230;), ed \u00e8 una solenne troncatura del nome &#8220;Mercury&#8221;. Mercury \u00e8 infatti proprio il nome (o meglio il cognome) del mio cantante preferito (e, a dire il vero, l\u2019unico che ho ascoltato per due anni o gi\u00f9 di l\u00ec&#8230;). Perch\u00e9 troncarlo? No, non sono afflitto anch\u2019io dal problema di tutti gli informatici, di spezzare ogni parola fino a farla diventare una sigla. \u00c8 solo che esiste un robottino finlandese, nella rete &#8220;Efnet&#8221;, che si chiama proprio &#8220;Mercury&#8221;. Per capire che era un robottino ci ho messo un paio d\u2019ore, ma alla fine mi sono rassegnato: il nickname &#8220;Mercury&#8221; non lo avrei mai, mai avuto&#8230; (provate voi, a parlare per un paio d\u2019ore a un robottino).<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedere la mia storia, tutta intera, \u00e8 veramente strano. Forse perch\u00e9 mentre vivevo tutti i fatti che sto per raccontare, non me ne rendevo veramente conto. Tutto succedeva &#8220;con il contagocce&#8221;, un giorno dopo l\u2019altro. Scriverla qui, ora, rende questa storia anche pi\u00f9 affascinante, quasi un\u2019esperienza &#8220;entusiasmante&#8221;. \u00c8 un po\u2019 come se adesso chi leggesse bevesse &#8220;tutto d\u2019un fiato&#8221; le tante gocce di storia che ho assaggiato in questi anni. La verit\u00e0 \u2013 purtroppo? \u2013 \u00e8 che quando questo tipo di cose vengono vissute in prima persona, \u00e8 tutto molto diverso: non c\u2019\u00e8 &#8220;adrenalina continua&#8221; come in un libro o in un film. Non c\u2019\u00e8 un inizio, un &#8220;durante&#8221; e un finale. Ci sono solo &#8220;fatti che succedono&#8221;. E purtroppo, nella storia di un hacker, tali fatti spesso non sono n\u00e9 entusiasmanti n\u00e9 fantastici: succedono e basta. L\u2019adrenalina, le sensazioni, sono soffocate \u2013 quasi in &#8220;sottofondo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia passione per l\u2019informatica \u00e8 nata quando avevo circa nove anni (forse qualcosa di pi\u00f9, non ricordo) con il telefilm I ragazzi del computer (in inglese, The Whizz Kids). Era per me un telefilm semplicemente fantastico. Tuttora, non credo che sia stato mai realizzato qualcosa di pi\u00f9 bello (a parte War Games, forse). Era, per chi non lo avesse visto, la storia di un gruppo di cinque ragazzi appassionati al mondo dell\u2019informatica. In particolare Richie, il protagonista, era la persona che avrei voluto essere: una specie di mito, di quelli che ti possono cambiare l\u2019esistenza. Quei ragazzi vivevano sempre avventure fantastiche, e alla fine il computer diventava sempre il loro strumento fondamentale per risolvere i problemi pi\u00f9 difficili. Per non far scappare un criminale con un aereo, per esempio, loro si connettevano al computer principale della torre di controllo, mostrando sul terminale dell\u2019aereo una serie di motivazioni che ne impedivano la partenza (\u00e8 rimasto un VIP a terra, non c\u2019\u00e8 abbastanza carburante, non c\u2019\u00e8 una pista disponibile, eccetera.). Credo che la mia passione per l\u2019informatica sia nata l\u00ec, cos\u00ec, da un telefilm. In quello, c\u2019era tutto: modem, terminali, apparecchi elettronici autocostruiti che svolgevano lavori di ogni tipo&#8230; la camera da letto del protagonista era un concentrato di sogni, ottenuto mescolando tutti gli ingredienti pi\u00f9 entusiasmanti che il mondo della tecnologia &#8220;casalinga&#8221; potesse offrire. Ebbene si, la mia passione per l\u2019informatica \u00e8 nata da un telefilm americano.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, da parte mia, avevo soltanto un piccolo Commodore 64, che a mio parere era buono soltanto per giocare (e questo dimostra quanto poco capissi di informatica&#8230;). Il punto \u00e8 che insieme al Commodore 64, avevano &#8220;appioppato&#8221; a mia madre un\u2019enciclopedia chiamata Il mio computer, che io non avevo praticamente mai sfogliato. Ebbene, a undici anni ho deciso che entro qualche mese avrei dovuto sapere a memoria tutti gli otto volumi di quella enciclopedia. Era divisa in &#8220;sezioni&#8221;: c\u2019era la sezione per inparare il BASIC, quella per imparare la manpolazione del suono, e cos\u00ec via. Tutti i pomeriggi, rimanevo steso sul divano del tinello, davanti alla televisione \u2013 spenta \u2013 a leggere quell\u2019enciclopedia. Alla fine, terminai il primo volume. Avevo seguito tutto il corso di programmazione in BASIC, ed ero fiero di essere l\u2019unico undicenne in Italia a sapere cosa fosse un &#8220;mouse&#8221;. Cosa feci allora? Cominciai col secondo volume, naturalmente&#8230; Alla fine, conoscevo i primi tre volumi praticamente a memoria. Attenzione, dicendo &#8220;a memoria&#8221; in tendo proprio quello che ho detto: se una persona mi diceva il titolo di un capitolo, io sapevo descrivere l\u2019occhiello, la struttura della pagina, l\u2019argomento trattato, le figure presenti, e le prime tre\/quattro righe del capitolo stesso. Gli altri volumi li avevo letti soltanto \u2013 non studiati \u2013 perch\u00e9 incominciavo a &#8220;perdere colpi&#8221; (non riuscivo pi\u00f9 a seguire i discorsi che diventavano via via pi\u00f9 complessi). Avevo alla fine delle basi di informatica che avrebbero fatto invidia a molti &#8220;appassionati&#8221; del momento (il livello di conoscenze, all\u2019epoca, era bassissimo tra i non addetti ai lavori: i computer erano irraggiungibili, e c\u2019era ancora la figura del sistemista in camice bianco&#8230;). Quelle basi mi hanno permesso di andare avanti come un treno per molti degli anni successivi: ogni volta che mi trovavo di fronte a un nuovo argomento, esso suonava alle mie orecchie come qualcosa di &#8220;gi\u00e0 sentito&#8221;, ed ero avvantaggiato rispetto a tutti gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>A tredici anni ho scelto di andare all\u2019istituto tecnico industriale. Ero un ragazzino decisamente difficile: ero piuttosto chiuso, mi inventavo storie ridicole, ed ero magrissimo e pi\u00f9 piccolo dei miei compagni, tutti quattordicenni (per &#8220;pi\u00f9 piccolo&#8221; intendo sia fisicamente sia mentalmente). Avevo scelto la sezione &#8220;sperimentale&#8221;, perch\u00e9 \u2013 ci avevano detto \u2013 l\u00ec si faceva pi\u00f9 informatica e pi\u00f9 laboratorio. In realt\u00e0 di informatica non se ne vedeva neanche l\u2019ombra. C\u2019era un\u2019insegnante di matematica incompetente e incapace di insegnare, che aveva seguito (immagino con quale entusiasmo) un corso di Turbo Pascal \u2013 aveva due ore alla settimana per insegnarcelo. Ovviamente quelle due ore alla settimana diventavano &#8220;matematicamente&#8221; due ore al mese, che si riducevano in un elenco dei comandi mal conosciuti e mal spiegati. Imparai il Turbo Pascal dal testo consigliato, Lavorando in Turbo Pascal, in circa quattro giorni. Per programmare usavo un Olivetti PC1 Prodest, con due Disk Drive da 3.5&#8243; e 512 KB di RAM. Ho usato il Turbo Pascal per i due anni successivi, e devo ammettere che tale linguaggio \u2013 per la sua pulizia formale e la sua chiarezza \u2013 mi \u00e8 ancora oggi rimasto nel cuore (anche se non ho mai usato Delphi&#8230;). Praticamente cercavo di realizzare ogni tipo di programma che mi venisse in mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo le idee erano poche, ma la voglia di stare davanti al computer era tanta e tale che riuscivo a rimanere per ore e ore al prompt del DOS a provare i comandi pi\u00f9 strani. Gi\u00e0, la &#8220;voglia di stare davanti al computer&#8221;. Ho usato proprio l\u2019espressione pi\u00f9 adatta: il mio era puro desiderio di trovarmi di fronte a un monitor e a una tastiera. La programmazione, se vogliamo, era una &#8220;scusa&#8221;: di fronte al computer mi sentivo bene, rilassato. Non c\u2019entrava la voglia di conoscenza, il desiderio di creare programmi, o chiss\u00e0 che altro. A me piaceva stare davanti al computer, anche senza fare nulla di sensato, o di utile. Se dovevo fare i compiti, trovavo il sistema di farli davanti al computer. Ci scrivevo temi, e riuscivo a farci addirittura i compiti di matematica. Stare con una penna in mano per me era deprimente. (E lo \u00e8 tuttora: non so scrivere senza una tastiera, quello che viene fuori con un foglio di carta e una penna \u00e8 praticamente illeggibile persino per me&#8230;). Fare i compiti davanti a un computer era fantastico: lo facevo senza annoiarmi, nonostante il monitor a bassissima risoluzione, nonostante la tastiera praticamente inutilizzabile, nonostante il sistema operativo pietoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019entra molto con l\u2019hacking, ma vorrei solo dire che se in quel periodo \u2013 in quei due anni \u2013 non avessi conosciuto M., adesso sarei probabilmente un &#8220;Nerd&#8221; brufoloso e chiuso, capace solo di stare davanti a un computer con un panino e una Coca Cola. M. mi staccava dal computer, e insieme uscivamo a fare quelle che io definivo &#8220;pazzie&#8221;. \u00c8 stato l\u2019amico che mi ha fatto capire che IO potevo essere quello divertente, quello con cui qualcuno vuole stare, vuole uscire, o parlare. Per me, queste cose non esistevano: ero sempre il coglione del gruppo, quello che faceva meglio a star zitto. Lui mi ha dato importanza, e mi ha fatto capire delle cose \u2013 dei meccanismi \u2013 fondamentali per mantenere rapporti con gli altri. Ha impedito il completo annullamento della mia vita sociale, facendo emergere il lato di me che vuole stare con gli altri, e divertirsi. \u00c8 stato anche il mio migliore amico. Quando vedo ragazzi di sedici o vent\u2019anni che stanno tutto il giorno chiusi dentro uno stanzino a giocare con dei videogiochi o a programmare, penso: &#8220;Ecco, lui non ha avuto un Marco che gli aprisse gli occhi&#8221;. Grazie, M.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine di quei due anni, mi consideravo un genio dell\u2019informatica. Vivevo ancora su quel background che mi ero fatto da undicenne (!), e non mi rendevo conto del fatto di essere solo un quindicenne con deboli basi di programmazione e qualche conoscenza di base del mondo dei computer (conoscenza peraltro inutilizzabile&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il biennio, scelsi come specializzazione &#8220;informatica&#8221;. L\u00ec si iniziava a vedere qualcosa di pi\u00f9 pratico, rispetto al bienno. Ma ormai la mia fiducia nei confronti della scuola era pressoch\u00e9 finita: mi rendevo conto di quanto fossi vorace di sapere, e che le conoscenze che forniva la scuola erano poche, pochissime. Nel triennio, ho avuto 9 come voto finale a informatica. In pratica, in quei tre anni ho studiato soltanto italiano e storia. Le altre erano materie che non esistevano (a parte matematica, alla quale sono stato bocciato per tutti gli anni delle superiori).<\/p>\n\n\n\n<p>La mia prima esperienza con la telematica la ebbi poco prima del terzo anno di superiori, con le BBS amatoriali. Era, quello, un mondo che mi piaceva moltissimo: la possibilit\u00e0 di connettersi e di leggere informazioni mandate da un computer dall\u2019altra parte della cornetta era quasi inverosimile. Inoltre, mi riportava ai ricordi il mitico telefilm che aveva acceso la mia passione verso i computer: avevo anch\u2019io un modem, e potenzialmente potevo anch\u2019io fare le cose che per anni avevo sognato. In realt\u00e0, facevo ben poco: mi connettevo ad alcune BBS locali e leggevo le poche informazioni che mi venivano fornite. Non sapevo ancora nulla di FidoNet, n\u00e9 di ITAPAC o altro. Il fatto che le BBS potessero solo essere locali (vista l\u2019impossibilit\u00e0 di fare chiamate in teleselezione&#8230;) mi faceva stare un po\u2019 &#8220;stretto&#8221;, ma mi andava bene lo stesso&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano due BBS nella mia citt\u00e0 a quel tempo. Una di queste, era praticamente monopolizzata da me: passavo ore a fare chat con il sysop (il gestore), a parlare di nulla. La prima &#8220;uscita&#8221; dall\u2019ambito cittadino l\u2019ho fatta con ITAPAC. Sembra un po\u2019 ridicolo che un hacker abbia cominciato con ITAPAC&#8230; pagando le bollette. Eppure, le bollette le pagavo, eccome. Usavo ITAPAC per connettermi a McLink, e da l\u00ec facevo chat tutte le sere con un gruppo di persone. Era una specie di IRC, con canali, messaggi privati, eccetera. Questi sistemi ora sono pressoch\u00e9 morti, in quanto la presenza di Internet ha permesso a tutti di utilizzare server dall\u2019altra parte del mondo pagando una chiamata urbana. Ma l\u00ec era diverso: la possibilit\u00e0 di comunicare con persone di Roma o Milano era incredibile. Ho fatto l\u00ec le prime amicizie on-line. In particolare, c\u2019era un ragazzo che aveva problemi con le gambe, di cui non ricordo il nome, con il quale parlavo spessissimo. \u00c8 stata la mia prima &#8220;amicizia telematica&#8221; abbastanza profonda, e devo dire che fu molto bello. (Non sapevo quello che mi aspettava, riguardo al Chat&#8230;). Inoltre, scrivevo gi\u00e0 racconti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando MCmicrocomputer era ancora una rivista seria (McLink era la loro BBS), esisteva anche un\u2019area racconti, nel quale ogni mese c\u2019era un &#8220;concorso&#8221;: chiunque voleva &#8220;gareggiava&#8221; con il proprio racconto, e una giuria decideva quale fosse il migliore. Era un fantastico stimolo a scrivere. Ero agli inizi, avevo quindici anni, e l\u2019idea di poter competere con altri in giro per l\u2019Italia nella scrittura di racconti mi faceva impazzire. Era un ambiente semplicemente stupendo, credo che difficilmente potrebbe ricrearsi un\u2019atmosfera cos\u00ec fortemente densa di sensazioni e di voglia di comunicare. Attenzione: pagavo cifre folli. Riuscivo a spendere 7000 lire per ogni ora di collegamento, per qualcosa che non andava a pi\u00f9 di 1200 Baud (visto che la Telecom non era pronta a investire qualche lira per far rispondere a ITAPAC con modem pi\u00f9 veloci). Se avessi saputo prima quello che so adesso, non avrei mai pagato una lira. D\u2019altra parte, pagare per essere connesso mi ha dato la &#8220;coscienza&#8221; di non usare NUI rubate. Probabilmente \u00e8 per questo che negli anni successivi non ho mai \u2013 mai \u2013 usato un servizio a spese di un altro utente. Credo di essere uno dei pochi hacker a poter dire questa frase (o almeno a poterla dire sinceramente). Mi sono spesso collegato a spese di grandi aziende, che praticavano giornalmente il furto a poveri utenti (vedi Telecom), ma mai a spese di poveri ignari che vivono crisi familiari a causa di un addebito pazzesco sulla carta di credito. Inoltre, se avessi avuto le conoscenze che mi sarei fatto di l\u00ec a poco, avrei probabilmente perso tutte le sensazioni derivanti dalla &#8220;comunit\u00e0 virtuale&#8221;, buttandomi sull\u2019hacking, che \u00e8 una pratica fortemente deleteria e alienante (a questo punto mi tirer\u00f2 addosso tutta la comunit\u00e0 di hacker in Italia, che sa chi sono&#8230; beh, pazienza). Per due anni, il buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una bolletta di 700.000 lire, che non mi potevo permettere, e dopo una&#8230; crisi familiare, ho staccato il modem e l\u2019ho messo da parte. Per due anni non avrei sentito parlare di reti, di modem, eccetera. Non so esattamente per quale motivo questo sia successo. Quello che so, e che i concorsi su McLink diventarono un ricordo abbastanza lontano, e il fascino delle telecomunicazioni spar\u00ec, cos\u00ec. Non ho molto da dire, su quel periodo: avevo appena cominciato il triennio in Informatica, e volevo soltanto primeggiare in quelle che erano le &#8220;mie&#8221; materie. No, c\u2019\u00e8 qualcosa che devo dire, a proposito di quei due anni. C\u2019era un ufficio, vicino casa mia, nel quale utilizzavano Aix per sviluppare software gestionale. Il DOS cominciava a starmi stretto, e \u2013 grazie al fatto che le persone di quell\u2019ufficio erano amici di un mio professore di informatica \u2013 avevo libero accesso (come root!) a un computer Risc con l\u2019Aix di Ibm.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi quindi Unix per la prima volta a diciassette anni. Fu l\u00ec che conobbi uno dei due titolari di quell\u2019azienda, W., che considero ancora oggi una delle persone pi\u00f9 in gamba che conosca (informaticamente e personalmente parlando). Lui lavorava \u2013 programmava in Cobol&#8230; \u2013 e io stavo l\u00ec, vicino a lui, a provare i comandi di Aix con i manuali affianco. Ogni tanto lo bloccavo, e lui rimaneva per cinque minuti o un quarto d\u2019ora a spiegarmi. Mi spieg\u00f2 lui il significato del file \/etc\/passwd, e cosa fosse un &#8220;gruppo di utenti&#8221; (in \/etc\/group). Non si mostr\u00f2 mai, mai spazientito nonostante lo interrompessi. Quando non poteva, diceva: &#8220;Ora non posso&#8221;. Non sfruttai abbastanza a fondo quella possibilit\u00e0. Andai l\u00ec solo quattro o cinque volte, abbastanza per capire quanto cretino fosse il DOS, ma non abbastanza per conoscere Unix a fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che W. sia un\u2019altra persona che dovrei ringraziare. Finch\u00e9 non arriv\u00f2 A. A. era il mio migliore amico (lo \u00e8 tuttora). Stavamo benissimo insieme, io lo adoravo perch\u00e9 era buffo ma allo stesso tempo serio. Con lui mi divertivo sempre moltissimo. Lo avevo conosciuto poco prima del diploma, ed \u00e8 stato sempre \u2013 a parte qualche sussulto \u2013 uno su cui contare. Insomma, dicevo, un giorno A. arriv\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Merc, metti un point?&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec, \u00e8 ripartito tutto. Con la differenza che non si sarebbe pi\u00f9 fermato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tramite una BBS chiamata &#8220;Space Base&#8221;, sono diventato Point FidoNet. Ricordo ancora il numero che mi era stato assegnato, anche se qui ora non posso scriverlo. Come molti gi\u00e0 sapranno, FidoNet era (o meglio \u00e8) una rete amatoriale. Una specie di Internet, per\u00f2 con la differenza che era destinata esclusivamente allo scambio dei messaggi, e si basava sulle normali linee telefoniche. Esistevano in pratica diverse aree di discussione, nelle quali tutti potevano intervenire (tutti quelli che avevano un &#8220;point&#8221;, intendo). Ognuno mandava il proprio messaggio alla propria BBS locale. Poi, di notte, tramite un sistema gerarchico, i computer si connettevano l\u2019un l\u2019altro, e il messaggio andava &#8220;in rete&#8221; (ovvero tutti gli altri point lo potevano leggere). Non era immediato, ovviamente: tutto il processo poteva richiedere anche due o tre giorni. Ma si comunicava. Nell\u2019area RIDERE.ITA mi sono fatto probabilmente le migliori risate della mia vita. In POLITICA.ITA (si chiamava cos\u00ec?) ho imparato cosa fosse la destra e la sinistra, e cos\u00ec via. \u00c8 stata, quella, la seconda &#8220;ondata di comunicazione&#8221; che ho vissuto. Sarebbe stata, purtroppo, l\u2019ultima a quei livelli. Di nuovo, il mezzo informatico era solo un mezzo, e non un fine. Si utilizzava il computer per scrivere e il modem per mandare. Non c\u2019erano fronzoli, pagine Web, Applet Java, e stupidaggini varie. Si parlava. Si poteva fare solo quello. Punto. Se non avessi preso il Point, oggi sarei una persona completamente diversa. Sicuramente non starei qui a scrivere questa storia, e non avrei combinato quello che ho combinato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono soddisfatto di quello che \u00e8 successo, e se tornassi indietro ripeterei tutte le esperienze informatiche che ho fatto. Tramite il mondo di FidoNet ho conosciuto XXXX. L\u2019approccio con lui \u00e8 stato pi\u00f9 o meno questo:<\/p>\n\n\n\n<p>Ciao, tu sei XXXX?<\/p>\n\n\n\n<p>Si, e tu?<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono Merc.<\/p>\n\n\n\n<p>Ah.<\/p>\n\n\n\n<p>Posso farti una domanda?<\/p>\n\n\n\n<p>Si, certo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 vero che prima ti ********** (domanda molto personale).<\/p>\n\n\n\n<p>Eh&#8230; si, perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Prima o poi mi descrivi tutto, ok?<\/p>\n\n\n\n<p>(a questo punto il ghiaccio era rotto, anzi sfracellato come se fosse caduto dalla punta di un grattacielo&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>Eheheheh s\u00ec, ok&#8230; tu vuoi essere point?<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec&#8230; ora ho un po\u2019 di casini&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Che succede?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, ho una storia con ******* (risposta molto personale), e credo che se continuo cos\u00ec impazzisco (a questo punto il ghiaccio era acqua bollente).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amicizia \u00e8 nata pi\u00f9 o meno in quel momento, e non \u00e8 pi\u00f9 scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ero appena diplomato, e non sapevo ancora cosa fare nella vita. Quando lui tornava dal lavoro, c\u2019era sempre qualcosa da fare per le associazioni, i point, eccetera. Ora ci vediamo di meno, lui lavora, io lavoro, ma l\u2019atmosfera, la storia, \u00e8 rimasta. E questa non \u00e8 una cosa normale, perch\u00e9 le persone dimenticano. Io e lui, no.<\/p>\n\n\n\n<p>Era circa Ottobre, quando \u2013 abbonato ad Agor\u00e0 \u2013 entrai in Internet per la prima volta. Ecco una telefonata con XXXX:<\/p>\n\n\n\n<p>non ti seguo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) ok, vai in Internet&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>ma poi?<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) Poi che?<\/p>\n\n\n\n<p>Piu che ne so&#8230; che cos\u2019\u00e8 Telnet? Che cos\u2019\u00e8 ftp?<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) In che senso?<\/p>\n\n\n\n<p>Come in che senso? Come funzionano, quali sono i concetti&#8230; che cosa sono?<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 tra le battute storiche, che io e XXXX ricordiamo ancora quando lui vuole prendermi un po\u2019 in giro&#8230; Il punto \u00e8 che &#8220;Internet&#8221; tramite la BBS altro non era che una serie di client testuali messi a disposizione dalla BBS stessa. Quindi, se si decideva di fare telnet, veniva lanciato il client &#8220;telnet&#8221; standard di Unix, che appariva con qualcosa tipo &#8220;TELNET&gt; &#8220;. Ora, quel prompt lo conosco fin troppo bene. Ma all\u2019epoca lasciava tutti un po\u2019 sconvolti&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Feci \u2013 e fallii \u2013 tre mesi di universit\u00e0 (la citt\u00e0 non la dico, mentre la facolt\u00e0 la lascio indovinare&#8230;). L\u2019ho odiata con tutto il mio cuore. L\u00ec i ragazzi studiano informatica, ma in realt\u00e0 perdono tempo imparando una valanga di cose perfettamente inutili. Scappai.<\/p>\n\n\n\n<p>Era Gennaio, non sapevo che fare, e chiesi quindi a W. di essere assunto, altrimenti la mia famiglia mi avrebbe ucciso. Lui disse di s\u00ec, anche se probabilmente non aveva bisogno di me. Mi conosceva, eravamo amici (o almeno, lui era per me un amico), e semplicemente mi ha aiutato. W. \u00e8 uno di quelli che quando va in macchina tiene sempre gli spiccioli, non per pagare l\u2019autostrada ma per darli a chi gli chiede l\u2019elemosina ai semafori. Questa volta, metaforicamente, all\u2019incrocio c\u2019ero io. Ed era come se mi avesse dato un milione. Cos\u00ec, lavorai su Aix ed entrai in contatto con il mondo dei mainframe e con il mondo Unix.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 allora, la voglia di capirne qualcosa di pi\u00f9 sulla sicurezza aveva cominciato a prendermi. Vedevo Aix, e non riuscivo a non rimanere esterrefatto dalla sua complessit\u00e0. E pensavo: deve, deve avere buchi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai a studiarlo, approfondii la mia conoscenza su Unix e soprattutto compresi la sua filosofia per la programmazione. Mi innamorai di Unix, anche se Aix mi sembrava un po\u2019&#8230; un carrozzone immane (\u00e8 quello che tuttora penso di questo sistema operativo&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>XXXX era l\u2019unico di noi che &#8220;navigava&#8221; con Mosaic. A tale scopo, faceva una chiamata interurbana con un provider non so pi\u00f9 di dove. Io, dopo la bolletta pazzesca avuta qualche anno prima, mi astenevo. Per lui, la voglia di &#8220;essere in Internet&#8221; divenne troppa.<\/p>\n\n\n\n<p>A Marzo di quell\u2019anno (dopo due mesi che lavoravo come impiegato), per\u00f2, successe qualcosa che &#8220;scosse&#8221; telematicamente l\u2019Italia. Cominci\u00f2 il progetto Video On Line, destinato a essere distrutto dalla Telecom Italia, ma partito con un fervore unico.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ebbe inizio con un &#8220;numero verde&#8221;. Avevo avuto, tramite un mio amico, un numero telefonico al quale \u2013 dicevano \u2013 avrebbe dovuto rispondere un modem, per la connessione a Internet. Diedi quel numero a XXXX (io non avevo neanche il software per gestire una connessione in PPP, e usavo ancora Windows&#8230;), che ogni giorno \u2013 ma che dico, ogni ora \u2013 lo provava. Nulla: non funzionava.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, mi chiam\u00f2 XXXX:<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) Indovina cosa sto facendo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ti masturbi?<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) No.<\/p>\n\n\n\n<p>Ti droghi?<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) No.<\/p>\n\n\n\n<p>Fai sesso?<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) No. Dai, indovina&#8230; indovina che sto facendo?<\/p>\n\n\n\n<p>Sei connesso con il numero verde.<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) Come fai a saperlo&#8230;? Mitico&#8230; Merc., sto facendo Mosaic senza spendere neanche una lira di telefono, e va velocissimo!<\/p>\n\n\n\n<p>E da l\u00ec, scoppi\u00f2 Internet in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Anch\u2019io installai Mosaic. Connettersi era una tragedia: il PPP spesso non funzionava, e il programma standard (Winsock) era veramente terribile. Ma funzionava: c\u2019era Internet. C\u2019era tutto. In quel periodo, scoprii IRC (o meglio, mi ci ammalai&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>Per me, quella di IRC divenne una vera e propria mania. IRC \u00e8 quel protocollo che permette a un gruppo di persone di &#8220;entrare in canali&#8221; e chiacchierare di un determinato argomento (o, come spesso succede, di nessun argomento&#8230;). Quando Internet venne fuori, c\u2019era un gruppo formato da me, XXXX e Mxxxxx. Una sera, ci incontrammo tutti a casa mia. Internet era l\u00ec. Non resistemmo. Ci collegammo. Entrammo in IRC. Ero io alla tastiera, e XXXX e Mxxxxx alla mia sinistra e alla mia destra. Dopo un quarto d\u2019ora, XXXX esord\u00ec: Scusa, ma non \u00e8 meglio che io e Mxxxxx andiamo a casa cos\u00ec possiamo stare tutti connessi? E se ne andarono!<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se Internet, in questo caso, sia stata una scusa per aggregarci o per disgregarci&#8230; Per tutti \u2013 per me particolarmente \u2013 divent\u00f2, lo ripeto, una vera e propria malattia. Se la sera non potevo connettermi e fare chat mi sentivo solo, e stavo male. Non riuscivo a immaginare la mia vita senza IRC. Ne avevo bisogno, anche un po\u2019 al giorno (&#8220;solo&#8221; due ore), mi serviva. Prendevo tutte le scuse possibili: &#8220;Eh, ma ora che c\u2019\u00e8 il numero verde, lo sfrutto!&#8221;, oppure &#8220;S\u00ec, ho solo un appuntamento con Mix su canale #Jordan, poi esco subito&#8221;&#8230; e cos\u00ec via. E se non ci entravo, se non riuscivo a connettermi, diventavo matto, non riuscivo a fare nient\u2019altro che provare e riprovare. Era una vera e propria &#8220;crisi di astinenza&#8221;, che aveva effetti veramente forti sulla personalit\u00e0. Non mi disintossicai finch\u00e9 non ne ebbi realmente bisogno, qualche mese dopo (non oso pensare a quante ore abbia passato in IRC in quel periodo&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo, litigai in modo molto serio con A. L\u2019amicizia aveva cominciato da un po\u2019 a traballare, la &#8220;magia&#8221; era venuta a mancare ed erano nati quei mille &#8220;rancori&#8221; che riempiono la testa con il tempo, man mano che si frequentano le persone. Ogni cosa che dicessi secondo lui non aveva senso. Ogni idea era idiota. Ogni cosa, una cazzata. Prima fra tutte: Internet. Per me la Rete era una specie di religione, e lui \u2013 quando ne parlavamo \u2013 tagliava corto con un &#8220;Non serve a niente&#8221;. Quando cercavo di fargli vedere qualcosa in proposito, se ne andava. Era completamente esaurita, forse, la dose di rispetto che tutti attribuiamo alle persone quando le conosciamo. Quella che piano piano svanisce, col tempo, con l\u2019abitudine a stare insieme, per l\u2019insopportazione verso le stupidagini.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto \u2013 doveva essere Marzo o Aprile \u2013 arriv\u00f2 per me la svolta. Mi dissero che, con un sistema operativo chiamato Linux, la connessione a Internet sarebbe stata migliore e pi\u00f9 veloce. Stanco dell\u2019ottusit\u00e0 di Windows, formattai il disco rigido e installai il nuovo sistema operativo. Per me era pi\u00f9 facile: lavoravo giornalmente con Unix, sviluppandoci del software. Quindi, mi sentivo pi\u00f9 o meno &#8220;a casa&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai a studiarlo, rigorosamente senza nessun manuale cartaceo. All\u2019epoca non esisteva moltissima documentazione on-line di Linux e configurare qualcosa poteva rivelarsi una vera tragedia. Mi sono connesso per la prima volta a Internet usando Linux grazie all\u2019aiuto dello Smilzo, il miglior tecnico che abbia mai incontrato. Lui ha mostrato a tutti le capacit\u00e0 di Linux come server, lanciando l\u2019&#8221;inetd&#8221; e facendo connettere me, XXXX e Mxxxxxx in FTP sul suo PC di casa. Mi ha insegnato tantissime cose, e soprattutto mi ha &#8220;spronato&#8221; a non aver paura di un sistema operativo anche se bisogna farci le cose pi\u00f9 &#8220;complicate&#8221; (attenzione: ero programmatore di Aix, e Unix dal punto di vista sistemistico e di amministrazione lo conoscevo veramente poco&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto, XXXX mi disse: &#8220;C\u2019\u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXX) un mio amico che sta per aprire un provider. Tu che lavori con Unix, sei capace di fare un server?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Si, certo!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentivo. Spudoratamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Venti giorni dopo, toccai per la prima volta in vita mia un filo in rame sul quale era scritto &#8220;Internet&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Era l\u00ec, nella mia citt\u00e0. Era mio compito configurare il server perch\u00e9 funzionasse, per permettere a tutti di connettersi, senza pi\u00f9 pagare la chiamata interurbana (o di passare per ITAPAC). Attenzione: &#8220;tutti&#8221; erano tutti i miei amici, che erano stanchi di chiamare un numero verde che funzionava una volta su venti. Tutti aspettavano me. E io non sapevo da dove cominciare. Mi trovai di fronte al server da configurare. Un Pentium 100 con 64 MB di RAM: un mostro (ora non \u00e8 neanche pi\u00f9 un Entry Level&#8230;). Partii con l\u2019installazione del sistema operativo. Con il CD IDE, non ebbi problemi di sorta. Mi domando ancora come abbia fatto a far vedere la scheda di rete a Linux, visto che \u00e8 una cosa risaputamente rognosa (e soprattutto visto che non lo avevo mai fatto). Comunque, la scheda fu riconosciuta. Qualche santo probabilmente era l\u00ec ad aiutarmi. Si, ora che ci ripenso, il santo c\u2019era proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un anno, quello, durante il quale tutte le schede madri rilasciate dalla Intel montavano un chip chiamato &#8220;SZ1000&#8221;, che serviva al controller dei dischi rigidi. Il chip aveva un bug, ovvero un problema, che lo rendeva inutilizzabile con sistemi operativi a 32 Bit (quindi, con OS\/2, Windows NT e Unix). Se si possedeva una schema madre con l\u2019SZ1000, l\u2019installazione si bloccava a met\u00e0, dando uno strano &#8220;divide by 0 error&#8221; (o qualcosa del genere: l\u2019errore cambiava sempre&#8230;). Se mi fosse successo in quel momento, mentre non sapevo nulla di Linux, probabilmente quel server non lo avrei mai installato (per la cronaca, alcuni mesi dopo \u2013 da esperto di Linux \u2013 avrei perso 8 giorni a causa di questo problema).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019angelo, per\u00f2, c\u2019era: e l\u2019installazione riusc\u00ec, perch\u00e9 la scheda madre non mondava quel maledetto chip. Poi, fu il panico. Pur utilizzando lo script di connessione chiamato &#8220;netconfig&#8221;, in dotazione standard con la distribuzione &#8220;Slackware&#8221; di Linux, il server non andava in Internet. Non ne voleva sapere. Anche a prenderlo a calci nel sedere, anche a chiederglielo per favore, anche a diventare improvvisamente cattolico, i pacchetti non uscivano dalla rete interna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho passato i tre giorni pi\u00f9 brutti della mia vita lavorativa. Quelli che mi avevano commissionato il lavoro, i titolari del provider, si stavano innervosendo. Io ero un tipo vistosamente&#8230; particolare, e non incutevo sicuramente fiducia. In tutto il trambusto, c\u2019era anche XXXX che mi dava una mano un po\u2019 in tutto (in questo caso, soprattutto psicologicamente). Lunedi mattina, chiamammo Interbusiness (il fornitore di accessi) e gli chiesi espressamente di monitorare che fine facessero i pacchetti invece di uscire. Il controllo ci fu&#8230; e si scopr\u00ec che era colpa loro! C\u2019era un computer, c\u2019era la rete&#8230; mancava solo la configurazione. Quando dico che non avevo idea di come cominciare a lavorare, sono veramente sincero. Sapevo che a &#8220;rispondere&#8221; a Netscape c\u2019era un programma, ma non avevo idea di cosa fosse una porta o come si chiamasse il programma per il Web. La notte non dormivo esattamente &#8220;tranquillo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera, mi chiam\u00f2 XXXX.<\/p>\n\n\n\n<p>(XXXXX) Merc, \u00e8 successo qualcosa&#8230; \u00e8 meraviglioso&#8230; \u00e8 incredibile&#8230; non lo so&#8230; hai presente War Games&#8230; no, senza la guerra&#8230; pazzesco&#8230; Ero in telnet all\u2019universit\u00e0 su Albatros [il nome di un computer], e facevo un po\u2019 di IRC&#8230; usavo l\u2019account di Pippo, che \u00e8 mio amico e me lo ha prestato&#8230; A un certo punto arriva uno chiamato &#8220;C-&#8221; e mi chiede &#8220;Sei di quella citt\u00e0?&#8221; e io rispondo: &#8220;Si, perch\u00e9&#8221;. Dopo qualche secondo&#8230; Merc, leggo &#8220;talk request from root&#8221;. Io mi sono preso un colpo. Pensavo: &#8220;Cavolo, ora devo far finta di essere Pippo&#8230; ma che ci fa qui il root proprio a quest\u2019ora&#8230; E allora rispondo, e lui mi dice \u2018Sono io, C-, quello in IRC\u2019. Merc, era un hacker, un vero hacker, che era root su Albatros&#8230; pazzesco&#8230; \u00e8 entrato in quell\u2019Aix in trenta secondi&#8230; un hacker&#8230; un hacker vero!<\/p>\n\n\n\n<p>La sera dopo, in IRC c\u2019ero anch\u2019io. In pratica, &#8220;C-&#8221; era un hacker \u2013 che ora definirei da strapazzo \u2013 che si atteggiava a grande conoscitore nell\u2019arte di bucare i sistemi informatici. Era, per me e XXXX, una specie di mito.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli dicemmo che stavamo configurando il provider. Gli si &#8220;illuminano gli occhi&#8221;: voleva partecipare anche lui, voleva imparare Linux, avrebbe fatto tutto assieme a noi, da Roma. Era comunque un aiuto, e \u2013 lo ammetto \u2013 una specie di idolo. Insomma, accettammo. Ebbe la password di root, e passava praticamente tutto il giorno a configurare insieme con me il server. Ci dividemmo i compiti: lui avrebbe installato un Web Server. Io avrei pensato al PPP e al setup della multiporta. Il boss del provider seppe che c\u2019era qualcuno sul server soltanto dopo. Glielo dissi cos\u00ec: &#8220;C\u2019\u00e8 un mio amico da Roma che mi sta dando una mano&#8221;. La cosa non gli dispiaqque. Certo, se avesse saputo che era un hacker quello che avevo conosciuto la sera prima, mi avrebbe cacciato a calci nel sedere senza pensarci due volte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la cosa funzion\u00f2. Ancora oggi, non mi spiego per quale motivo lo facesse. Riusciva a rimanere connesso ore e ore senza staccarsi. Era diventata, per lui, una specie di malattia: un provider gli aveva chiesto aiuto, qualcuno stava usando i suoi servizi, e questo sembrava&#8230; esaltarlo. Si comportava come se fosse fiero di quello che faceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu lui a parlarmi dei primi bug. Mi parl\u00f2 dell\u2019incredibile bug di Aix, che permetteva a chiunque di diventare root in pochi secondi su qualunque host (fu cos\u00ec che entr\u00f2 nell\u2019Aix che stava usando XXXX&#8230;). Mi indic\u00f2 i nomi delle mailing list nelle quali si parlava di sicurezza, dandomi anche una panoramica dei &#8220;gruppi&#8221; che esistevano. Insomma, mi &#8220;inizi\u00f2&#8221; come hacker, e pi\u00f9 passava il tempo, pi\u00f9 mi rendevo conto di quanto fosse facile bucare un sistema. Instaurai con C- (si chiamava Christian, mi disse; n.d.r falsissimo) un rapporto di pseudo-amicizia. Era lunatico, cambiava umore spesso, e a volte era un po\u2019 scorbutico. Ma lasciavo fare, perch\u00e9 lo vedevo come un aiuto prezioso e fonte inesauribile di informazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, col tempo, cambi\u00f2. La sua &#8220;scorbuticaggine&#8221; divenne &#8220;insofferenza nei miei confronti&#8221;. Mi diceva che ero lento, che a quanto pareva i modem non rispondevano e che se non mi muovevo il provider non avrebbe mai aperto. Si vantava del suo Web Server funzionante in soli due giorni (ricordate questo tempo: &#8220;due giorni&#8221;), e mi dimostrava una rabbia incredibile. Tutto stava degenerando, lo sentivo. C\u2019era qualcosa che non andava, in quello che stava succedendo. Non sapevo quale fosse il suo vero nome, non avevo idea di dove fosse in realt\u00e0&#8230; non sapevo assolutamente nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>E pi\u00f9 passava il tempo, e pi\u00f9 dava segni di squilibrio. Si, squilibrio. \u00c8 cos\u00ec che lo definirei, oggi: credo che Christian fosse un ragazzo profondamente turbato psicologicamente. Credo che volesse distruggere volutamente la fiducia che si era conquistata, perch\u00e9 non riusciva in realt\u00e0 a sopportarla. Il server era finito: il PPP funzionava, il Web server c\u2019era. Avevamo anche fatto un server gopher che funzionava come BBS per i clienti che volessero accedere alle informazioni usando un normale programma di emulazione terminale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci fu un bisticcio. Poi un altro. Alla fine, nel bel mezzo di una terza litigata, incominci\u00f2 a insultarmi e&#8230; buc\u00f2 un provider concorrente (e nella stessa citt\u00e0) facendomi talk direttamente da l\u00ec, come root!<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto ero veramente spaventato. Non sapevo che fare. Anche XXXX aveva capito che era ora di piantarla. Dopo la litigata, formattai tutto. Formattare un disco significa radere al suolo, ripartire da zero. Fu quello che feci io con il server. Cancellai ogni cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema era che in quell\u2019installazione fatta insieme, poteva esserci una backdoor di C- in qualunque servizio del server. Quindi, non avevo scelta. Reinstallai tutto in un pomeriggio, mentre per il server Web mi resi conto che era molto pi\u00f9 semplice di quanto non avesse detto C-: ci persi solo qualche ora. Per dovere di cronaca: ultimamente ho scaricato, compilato, installato e configurato un Web Server Apache in sei minuti e mezzo, nel mezzo di una lezione in un corso che stavo tenendo proprio a Roma&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta chiuso il sistema, non tornai in IRC per un paio di settimane. Questo pu\u00f2 sembrare &#8220;nulla&#8221; per chi legge. Ma per me fu un sacrificio enorme. Credevo di avere una folla di amici, in IRC. Se non ci entravo, stavo malissimo. Da quando lavoravo per l\u2019installazione del server, potevo fare IRC praticamente tutto il giorno. Insomma&#8230; fu dura. Poi, piano piano, riuscii a stare relativamente bene anche senza farlo. Il server fu completato qualche giorno dopo, soprattutto grazie ai ragazzi del canale #linpeople.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro come programmatore sotto Aix (ma non solo&#8230;) lo avevo gradualmente lasciato andare. Mi dispiacque per W., ma non riuscii a resistere. Prima decisi con lui per un part-time, poi divenne tre volte la settimana, poi mi avrebbe chiamato quando ne avrebbe avuto bisogno&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto facevo il system administrator, e avevo la passione e le conoscenze necessarie per fare hacking. Mi sentivo responsabilizzato del ruolo che avevo assunto. Per questo, studiai a fondo Linux fin nei minimi particolari. Mi appassionai letteralmente a questo sistema operativo, e \u2013 soprattutto \u2013 a tutta la comunit\u00e0 di appassionati che riusciva a trasportare. Esisteva un sistema operativo alternativo a Windows, disponibile completamente in codice sorgente.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche mese dopo, C- sarebbe tornato all\u2019attacco. Pi\u00f9 precisamente, durante una manifestazione: ormai avevo una padronanza pressoch\u00e9 completa del sistema operativo, e avevo tappato ogni bug del mio sistema. Passai la notte del ferragosto, mentre tutti erano a festeggiare, a impazzire dietro ai log di sistema cercando il modo di pararmi dagli attacchi di C-. Attacchi che venivano da pi\u00f9 siti, e nello stesso momento. Pensai che avesse organizzato un\u2019&#8221;orda&#8221; di hacker perch\u00e9 attaccarssero il mio povero server. Ricevetti dei messaggi sul Syslog che non riuscii a decifrare, e sentivo l\u2019hard disk del server trillare disperatamente. Prov\u00f2 ad attaccarmi tramite le remote shell. Cancellai tutti gli eseguibili chiamati in causa. Martori\u00f2 il mio povero sendmail (alla fine uccisi io stesso il processo, al diavolo la posta degli utenti). Esegu\u00ec dei comandi CGI. Cancellai tutti i cgi-bin non indispensabili dal server&#8230; Alla fine, non entr\u00f2. Il server era ridotto un po\u2019 male, l\u2019rlogin non avrebbe mai pi\u00f9 funzionato, l\u2019inetd.conf era un pastrocchio, ma lui non entr\u00f2. Da allora, non lo vidi ne lo sentii mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, avrei dovuto essere contento. Avevo delle conoscenze abbastanza profonde e soprattutto &#8220;rivendibili&#8221; con pochissime difficolt\u00e0. Facevo un lavoro veramente bello e, anche se prendevo pochissimi soldi, era comunque un punto di partenza. Eppure, le cose non funzionarono. Qualcosa si incricc\u00f2, ancora oggi \u2013 sinceramente \u2013 non saperei dire cosa. Avevo anche problemi in famiglia. Da quel momento \u2013 era Settembre \u2013 cominciai a bucare molti siti. Ero depresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo di non avere un lavoro &#8220;vero&#8221;, e mi sentivo solo dal punto di vista delle amicizie (tranne V.).<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbi la splendida idea di mettere una linea dedicata fino alla mia camera da letto. Da allora, uscii pochissimo. Imparai un\u2019altra valanga di cose, perch\u00e9 stavo qualcosa come sette-otto ore al giorno connesso a parlare con grossi esperti tramite mailing list e canali IRC specializzati. Ma ero solo, terribilmente solo. L\u2019unica adrenalina che mi sentivo salire derivava da qualche azione di hacking nei confronti di provider sprovveduti. Ma la mia dose di buon senso era troppo, troppo forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai fatto danni a nessuno. Ho sempre fatto una mail al root, spiegando i bug e i problemi. Poi, venivo a sapere che si erano rivolti alla magistratura. Rimanevo nel dubbio di aver cancellato tutti i log. Aspettavo qualche giorno. Nessun poliziotto mi entrava in casa. Mi reputavo salvo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fare hacking, usavo i router del [***], che mi servivano come gateway. Una volta bucai un sito Olandese che andava a 64 Kb al secondo (non 64 Kbit, ma Kbyte: \u00e8 un\u2019altra faccenda&#8230;). Da l\u00ec, potevo fare dei mail bombing o dei flood paurosi con chiunque mi mandava in bestia in IRC. Una volta bucai un sito che all\u2019apparenza non era nulla di importante, ma che in realt\u00e0 aveva un giro di soldi pauroso. Vendeva anche servizi su Internet. Vidi i sorgenti dei loro programmi. Scovai una backdoor, e la misi in giro per la rete.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho parlato di IRC. Gi\u00e0, ricaddi anche nella trappola di IRC. Il giorno stavo nel canale #linpeople, a parlare di Linux, imparando cose tramite le mailing list. La sera entravo in canali &#8220;italiani&#8221; e parlavo con le persone. Rimanevo per ore e ore a chiacchierare, senza riuscire a staccarmi. Non ce la facevo: c\u2019era sempre una frase alla quale rispondere, e non avevo nessuna ragione \u2013 nessuna \u2013 per dire &#8220;ciao, devo andare&#8221;. La mattina non dovevo svegliarmi, n\u00e9 avevo impegni lavorativi di alcun tipo. Come ho detto, ci ricaddi, stavolta in modo ancora pi\u00f9 forte. Quando parlavo con gli altri, mi atteggiavo ad hacker, forse lo ero, forse ero solo un coglione con delle conoscenze particolari (ma non particolarmente irraggiungibili).<\/p>\n\n\n\n<p>Se qualcuno incominciava a insultarmi, riceveva due megabit dall\u2019Irlanda direttamente sul modem, ed era costretto a sconnettersi. Poi, mi prendevano i sensi di colpa. Mi dispiaceva, proponevo la pace, a volte accettavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma solo a scrivere queste cose mi sento male. Mi sembra che sia passata una vita, invece \u00e8 solo qualche anno fa. Tutto questo dur\u00f2 fino a Gennaio. In quel mese, le cose peggiorarono drasticamente. Bast\u00f2 una litigata \u2013 una brutta litigata \u2013 con V., l\u2019unico amico &#8220;fisico&#8221; che avessi. Feci la promessa peggiore della mia vita: non gli avrei rivolto la parola, per un anno.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento, in cui la autostima era sotto le scarpe, mantenere una promessa a me stesso era pi\u00f9 che fondamentale. E la mantenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora \u00e8 passato pi\u00f9 di un anno, ci incontriamo, stiamo zitti. Queste cose, poi, vanno avanti per inerzia, cos\u00ec. Magari io sono convinto che ora sia lui ad avercela con me, e invece non \u00e8 vero e vorrebbe riparlarmi. O lui \u00e8 convinto che io non gli voglia rivolgere la parola, ed evita di parlarmi. O la cosa gli ha veramente rotto le palle, e veramente ora pensa &#8220;ma vada a farsi friggere, quel coglione&#8221;. E chi lo sa. Quello che so, \u00e8 che ho buttato nel cesso un amico. Il periodo veramente brutto dur\u00f2 da Gennaio (quando litigai) fino ad Aprile: non uscii praticamente pi\u00f9 di casa. Avevo appena perso l\u2019unico amico &#8220;fisico&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi restava solo il PC. Dormivo la mattina fino a tardi, sentivo la tensione familiare nei confronti di un figlio &#8220;fannullone&#8221;. Mi stavo spegnendo: non scrivevo pi\u00f9 (mentre fino a quel momento avevo sempre scritto&#8230;), n\u00e9 avevo alcun rapporto di amicizia. E facevo hacking per distrazione, o forse per disperazione. Quando entravo in IRC, mi comportavo apposta da lamer (lo faccio tutt\u2019ora): non lo so perch\u00e9 lo facessi, ero come il ragazzino grasso e solo nel gruppo di &#8220;intelligenti&#8221; che giocava a pallone, che si divertiva a dire cavolate, e a rompere le gambe agli altri giocatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero una persona profondamente sola. Ero un hacker. L\u2019hacker \u00e8 nell\u2019immaginario collettivo una specie di &#8220;mito&#8221;, di &#8220;supereroe&#8221; capace di fare cose mirabolanti. Nei film, si vedono le cose pi\u00f9 ridicole. Quando li guardo, penso: ma il regista ha almeno chiesto a un consulente, o un amico, o a qualcuno, come funziona un computer? Sembra che l\u2019unico consulente dei film che hanno parlato di hacking siano stati i figli undicenni sessualmente sconvolti dei registi (anche se War Games rappresenta l\u2019eccezione).<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, il fatto che l\u2019hacking sembri qualcosa di incredibile, di quasi &#8220;soprannaturale&#8221;, ha portato a mitizzare la figura dell\u2019hacker. La verit\u00e0 \u00e8 che per bucare un sistema \u2013 diventando cos\u00ec un &#8220;cracker&#8221; \u2013 ci vuole veramente poco. Chi ha delle conoscenze di base di Internet e di informatica, perde un mese per impratichirsi con Unix (ora c\u2019\u00e8 anche Linux&#8230;) e due mesi per informarsi e conoscere gli exploit. I successivi tre mesi, li passa a sviluppare un minimo di intuito.<\/p>\n\n\n\n<p>Fatti i conti, in sei mesi \u2013 neanche poi cos\u00ec intensi \u2013 ecco che viene fuori uno che &#8220;buca i sistemi&#8221;. Perch\u00e9 bucare computer \u00e8 una baggianata, un gioco da bambini. Chi si atteggia ad &#8220;hacker&#8221;, pu\u00f2 far solo sorridere chi capisce un minimo di informatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio fare un paragone. Immaginiamo che un ragazzo entri nelle stanze pi\u00f9 riservate della Nasa. \u00c8 come se la &#8220;folla&#8221; impazzisse ammirando la bravura di quel ragazzo, che \u00e8 riuscito a forzare le porte di sicurezza, invece di dire &#8220;ma che scemo&#8221;. Ed \u00e8 come se la magistratura, poi, lo punisse come &#8220;spia internazionale&#8221;, e non come &#8220;ragazzo che non ha resistito alla tentazione di provare la sicurezza di quelle porte&#8221;. Anche se poi alla fine non ha fatto nulla. Ma forse&#8230; Ma forse no. Forse il mondo ha bisogno di miti. E il mito di un ragazzino che preme magicamente i tasti di un elaboratore \u00e8 sempre una scusa in pi\u00f9 per sognare&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad Aprile tutto fin\u00ec, perch\u00e9 mi fu offerto un buon lavoro in un\u2019altra citt\u00e0. Un lavoro bello, che avrei svolto con un orario di ufficio standard (che a quel punto, in tutta la mia sregolatezza, era diventato una specie di sogno). Sarei stato fuori, e questo mi avrebbe &#8220;salvato&#8221; dalla situazione assurda che si era creata in famiglia. Quel lavoro mi avrebbe dato una valanga di conoscenze, e popolarit\u00e0. Accettai.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 3 Aprile ero a P., salvando la vita a un prodotto che era oramai in condizioni disperate (non posso essere pi\u00f9 preciso). Lavoravo a trenta chilometri da casa, passavo da un\u2019ora a due ore al giorno in macchina o su autobus. Vivevo con C., una ragazza che gi\u00e0 conoscevo e che incontrai proprio a P. dopo qualche settimana che ero l\u00ec. Io, che non avevo mai avuto una ragazza &#8220;stabile&#8221;, dovevo affrontare anche una convivenza non priva di difficolt\u00e0. (C. ancora oggi \u00e8 la mia ragazza&#8230;) Insomma&#8230; mi catapultai da una vita tipica di &#8220;ragazzino&#8221; a quella di &#8220;uomo che lavora&#8221;. Ma capii moltissime cose, maturai, mi &#8220;ricaricai&#8221; (anche se alla fine ero esausto). Fu un anno durissimo. Per la precisione furono undici mesi, alla fine dei quali avevo una ragazza fantastica \u2013 con la quale avevo vissuto per dieci mesi \u2013 e tutta la voglia del mondo di emergere, di tornare &#8220;alla riscossa&#8221;. Alla fine, andai via mettendomi d\u2019accordo che avrei fatto &#8220;da remoto&#8221; il lavoro che stavo facendo l\u00ec. Avrei preso molti meno soldi, ma mi andava bene lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riesco a fare a meno di parlare, a questo punto, della notte del giorno prima che partissi per P. A. mi chiam\u00f2, infatti, tre giorni prima della partenza. Tra di noi era successo qualcosa di veramente strano. Probabilmente era passata una quantit\u00e0 di tempo abbastanza lunga da lasciarmi dimenticare quella maledetta frase che mi disse. Insomma, mi chiam\u00f2 al telefono. Gli dissi che sarei partito per P. Luned\u00ec. Rimase a bocca asciutta. La telefonata fin\u00ec con: &#8220;Ci vediamo dopodomani&#8221;. Dopodomani, arriv\u00f2. Era la vigilia della mia partenza. Esattamente, la notte prima. Fu come se nulla fosse accaduto. I rancori, le inimicizie, le arrabbiature per motivi ridicoli&#8230; erano dimenticate. Intendo: dimenticate. Non era una &#8220;tregua&#8221;, era tutto sparito. Era una &#8220;nuova partenza&#8221;, come se avesse detto: &#8220;Abbiamo fatto, detto e pensato molte cazzate. Adesso basta e torniamo amici, ok?&#8221;. Tutto questo la maledetta notte prima che partissi.<\/p>\n\n\n\n<p>Io che stavo partendo perch\u00e9 non c\u2019era pi\u00f9 nulla che mi tenesse attaccato alla mia citt\u00e0 natale. Io che stavo partendo perch\u00e9 oramai ero depresso, deperito e senza alcuno scopo&#8230; Ebbi davanti a me un motivo per restare, per piangere il fatto di andare via. Ci divertimmo come mai. Eravamo come due amici sull\u2019orlo di un precipizio. E uno dei due era destinato a cadere, ad andare gi\u00f9. E avrebbe incominciato a volare, forse. O si sarebbe sfracellato, chiss\u00e0. Fu una notte fantastica. Una delle pi\u00f9 belle, con lui. Sapevamo che sarebbe stata l\u2019ultima, per molto tempo. Sapevamo che forse non avremmo avuto pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di frequentarci. Sapevamo che quelle ultime ore, dopo mesi e mesi senza rivolgerci la parola, erano da gustare tutte, senza pensare al fatto che sarei partito. Cosa successe ad A. dopo quella notte? A., che mi aveva sempre detto &#8220;Internet \u00e8 una stupidagine&#8221;, o &#8220;non serve a nulla&#8221;, cominci\u00f2 a lavorare per il provider che io all\u2019epoca avevo installato. Non immediatamente: avevo infatti &#8220;lasciato il testimone&#8221; a qualcun\u2019altro. Ma quell\u2019&#8221;altro&#8221; \u2013 che non ho mai nominato in questo racconto perch\u00e9 non merita la minima considerazione \u2013 non si era dimostrato all\u2019altezza, e A. gli era subentrato verso Dicembre. A. studi\u00f2 Linux in circa due giorni. Dopo pochissimo, lo conosceva benissimo: gli mancava solo l\u2019esperienza, ma per le persone come lui questo non rappresenta mai un problema. Voglio far notare per\u00f2 che per lui era diverso: A. non aveva mai vissuto la rete come qualcosa di &#8220;magico&#8221;, come un posto in cui trovare altre persone, far parte di comunit\u00e0 incredibilmente affollate grazie a mailing list, newsgroup, o pagine Web. Per A. Internet era semplicemente una rete, punto e basta. Non poteva interessarlo l\u2019hacking, perch\u00e9 non avrebbe mai avuto tempo da dedicarvici. IRC, poi, neanche a parlarne: per lui era solo un gruppo di cretini che parlava. Questo era A., almeno all\u2019esterno. Probabilmente non sapr\u00f2 mai cosa davvero gli passasse per la testa. Non sapr\u00f2 mai se in realt\u00e0 mi invidiasse, o mi compatisse, fosse indifferente, o cosa. Ma, alla fine, cosa importa? Alla fine di quegli undici mesi&#8230; qualche promessa la mantenni, qualcun\u2019altra no. Ne approfittai per vivere in modo pi\u00f9 &#8220;rilassato&#8221;, in un ambiente che conoscevo meglio e vicino ai miei amici (in particolar modo, A.).<\/p>\n\n\n\n<p>Ora dovrei smettere di parlare al passato remoto, perch\u00e9 sono arrivato praticamente al presente (\u00e8 Giugno \u201897 mentre scrivo&#8230;). Sono quattro mesi che vivo nella &#8220;mia citt\u00e0&#8221;. La mia ragazza ha imparato l\u2019informatica: ora sa tutto di Unix, e programma in Perl su commissione. In questo momento, tra parentesi, sta installando un provider. Mi ha chiesto di insegnarle qualcosa sulla sicurezza, e sull\u2019hacking. Ho fatto un esame di coscienza. Poi sono stato sincero: &#8220;C., io non so pi\u00f9 niente, di hacking. Non \u2018buco\u2019 un sito praticamente da Aprile dell\u2019anno scorso, prima della famosa partenza per P., e mi sento francamente benissimo. IRC adesso mi annoia, non riesco a resisterci per pi\u00f9 di 10 minuti prima di cadere nel sonno pi\u00f9 cupo. Inoltre, sono rimasto &#8220;indietro&#8221; sulle ultime tecniche si trapanazione di un sistema informatico&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Un anno fa, lo sniffing di password era &#8220;la svolta&#8221;. Oggi, gi\u00e0 si \u00e8 passato allo spoofing, e Dio solo sa cosa ci sar\u00e0 quando il Kerberos sar\u00e0 completamente diffuso.<\/p>\n\n\n\n<p>Di hacker, mi \u00e8 rimasta la mentalit\u00e0: se tramite un sistema informatico posso ottenere qualcosa senza pagare, e \u2013 soprattutto \u2013 se nessuno pagher\u00e0 al mio posto, semplicemente evito di pagare. Sempre che le mie limitatissime capacit\u00e0 \u2013 quali sono oggi \u2013 me lo permettano. A Settembre, vivr\u00f2 un\u2019avventura incredibile (sempre con la mia ragazza). Ho ancora quella carica che avevo quando ho lasciato P., e ho moltissima voglia di imparare e di continuare a fare quello che faccio. Ora, a scrivere queste cose, mi viene la pelle d\u2019oca.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 che fare hacking, come ho detto, ha un suo fascino nei racconti, nei film. Ma nella vita normale, \u00e8 tutta un\u2019altra cosa. \u00c8 raro trovare ragazzi hacker che siano anche ragazzi in gamba. Questa frase suona un po\u2019 forte, mi tirer\u00e0 addosso tutta l\u2019ira dei moltissimi hacker \u2013 e ce ne sono \u2013 che rappresentano le eccezioni. Maprofondamente. C\u2019\u00e8 sempre una nota stonata, la consapevolezza che in realt\u00e0 si \u00e8 soli, davanti a un computer e con un modem che accende e spegne delle spie luminose.<\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che nonostante ci si trovi in un canale in IRC con trenta persone che parlano (o meglio scrivono) e scherzano, in realt\u00e0 si \u00e8 nella propria camera, a uccidere gli occhi. Nonostante ci si proietti con la tastiera in un server di chiss\u00e0 quale provider, o si sniffino chiss\u00e0 quali password, in realt\u00e0 si \u00e8 sempre l\u00ec, nella stessa cameretta, con le stesse cose, con le gambe indolenzite, affamati. Attaccati alla rete, ma a nient\u2019altro. Allora, nasce \u2013 spontaneamente \u2013 una domanda: ripeterei le esperienze che ho vissuto, adesso, alla luce di tutto questo? La risposta, dopo tutto quello che ho detto, \u00e8 forse contraddittoria: non lo so. \u00c8 come se fossi stato un drogato, un drogato di Internet. La Rete mi ha fatto vivere molte sensazioni particolari, molte&#8230; avventure \u2013 chiamiamole cos\u00ec \u2013 a volte mi sono anche molto divertito (l\u2019hacking di gruppo era l\u2019unica cosa davvero divertente che facessi nel periodo &#8220;nero&#8221;). Le cattive sensazioni hanno prevalso praticamente sempre, questo s\u00ec. Lo &#8220;stare male&#8221; era la regola, ogni altra sensazione era &#8220;l\u2019eccezione&#8221;. Ma sono stato come un drogato, che alla fine &#8220;ne \u00e8 uscito&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne sono uscito &#8220;cambiato&#8221;, ho corso i miei rischi, ho vissuto esperienze che altri possono solo guardare in televisione \u2013 distorte. Ma alla fine tutto questo far\u00e0 parte per sempre della mia personalit\u00e0, del mio modo di vedere il mondo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna all&#8217;indice Di solito questo tipo di racconti cominciano con &#8220;Mi chiamo Franco Rossi, e ho una storia da raccontare&#8230;&#8221;. 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