{"id":150,"date":"2022-05-22T13:20:21","date_gmt":"2022-05-22T11:20:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=150"},"modified":"2022-05-22T13:20:21","modified_gmt":"2022-05-22T11:20:21","slug":"ma-no-gli-spaghetti-hacker-non-sono-ne-sadici-ne-sovversivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=150","title":{"rendered":"Ma no: gli spaghetti hacker non sono ne&#8217; sadici, ne&#8217; sovversivi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?page_id=32\"><strong>Torna alle recensioni<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Spaghetti-hacker-Stefano-Chiccarelli\/dp\/8889479140\/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2ZOHN58CSW4XG&amp;keywords=spaghetti+hacker&amp;qid=1653210823&amp;sprefix=spaghetti+hacke%2Caps%2C86&amp;sr=8-1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"430\" src=\"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spcover600-3-e1653196776480.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>di C. Formenti &#8211; Il Corriere della sera, 16 febbraio 1998<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p>&#8220;E&#8217;come se, di colpo, giocare a nascondino diventasse una colpa&#8221;. Con questa battuta sconsolata, uno dei tanti &#8220;smanettoni&#8221; che si confessano sulle pagine di Spaghetti Hacker (ed. Apogeo) commenta i recenti giri di vite contro la criminalita&#8217; informatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cos&#8217;e&#8217; uno smanettone? Gli autori (Stefano Chiccarelli, esperto di telematica, e Andrea Monti, avvocato) chiamano cosi&#8217; gli emuli nostrani degli hacker d&#8217;Oltreoceano. Non per nazionalismo linguistico, ma perche&#8217; ritengono che esista una &#8220;via italiana&#8221; alla pirateria informatica, caratterizzata, come s&#8217;intuisce dall&#8217;aura di bonomia evocata dal termine, da etiche e comportamenti per nulla sadici o sovversivi. E&#8217; un&#8217;opinione che rinvia soprattutto alle prime generazioni (il libro ne elenca quattro) di smanettoni. Quelli che si sono fatti le ossa clonando, modificando e scambiando il software dei videogiochi che girava su macchine storiche come Commodore 64 e ZX Spectrum, sono cresciuti usando Videotel come canale d&#8217;accesso ad altre reti (senza pagare), si sono perfezionati frequentando i &#8220;veri&#8221; hacker sui circuiti delle BBS pirata, e che infine hanno trovato il loro &#8220;paradiso musulmano&#8221; in Internet. Gente mossa dalla passione di piegare l&#8217;elettronica al desiderio di curiosare senza limiti in ogni meandro della Rete, e comunicare liberamente con i propri simili per scambiare esperienze e conoscenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Gente che odia pagare bollette e abbonamenti, e non considera reato appropriarsi del software tutelato da copyright (perche&#8217; pensa che queste cose, in quanto servizi essenziali, dovrebbero essere disponibili a tutti gratuitamente). Gente dotata di rigorosi principi: se si scrocca e&#8217; bene farlo a spese di grosse realta&#8217; pubbliche e private e non di utenti privati, e&#8217; lecito &#8220;bucare&#8221; un sistema per pura curiosita&#8217; o per il semplice piacere di farlo, non per arrecare danni, ne&#8217;, tantomeno, per trasformare queste attivita&#8217; in fonte di profitto. Robin Hood e Che Guevara elettronici?<\/p>\n\n\n\n<p>Non tutti, purtroppo. Pur non lasciando dubbi in merito a chi vadano le loro simpatie nella sfida che oppone softwarehouse e smanettoni, gli autori ammettono che esistono anche i &#8220;veri&#8221; criminali telematici. O i vandali: la quarta generazione, quella che s&#8217;e&#8217; trovata la pappa pronta di Internet e legge solo narrativa cyberpunk, pare non prometta bene, tentata dalla voglia di distruggere e provare sensazioni forti. E pare che molti smanettoni, una volta cooptati dalle imprese (il boom della Rete ha reso preziose le loro competenze), non abbiano saputo resistere a certe sirene.<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia, Chiccarelli e Monti non sono soddisfatti dei metodi con cui la magistratura e la polizia fronteggiano il problema. Analizzando la legge 547 del 23 dicembre 95 (Modifiche e integrazioni al codice penale in materia di criminalita&#8217; informatica), e due inchieste, &#8220;Hardware1&#8221;, avviata dalle procure di Torino e Pesaro nel maggio &#8217;94, e &#8220;Ice Trap&#8221;, scattata in molte citta&#8217; italiane nel febbraio &#8217;95, gli autori sostengono che, dopo aver lungamente ignorato il problema, il legislatore ha adottato soluzioni astratte che penalizzano lo smanettone e non il vero criminale, e gli inquirenti hanno spesso fatto ricorso a sequestri arbitrari e usato con troppa disinvoltura i loro poteri d&#8217;indagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Distorsioni ed eccessi d&#8217;altro genere vengono imputati ai media tradizionali, i quali, dopo aver suscitato il mito di Internet (dando letteralmente i numeri sugli utenti, o trasformando in presunti Eldorado mercati fin troppo &#8220;virtuali&#8221;), non perdono mai l&#8217;occasione di sbattere l&#8217;hacker in prima pagina (anche quando non c&#8217;entra, come nel caso dei siti a luci rosse).<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma molta carne al fuoco in 400 pagine che, se risultano spesso interessanti e divertenti anche per chi si limita ad usare il modem per la posta elettronica (e magari non riesce a utilizzare tutte le funzioni di Windows 95), a volte hanno il torto di indulgere allo snobismo di chi la sa davvero lunga.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna alle recensioni di C. 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