{"id":223,"date":"2022-05-22T15:36:47","date_gmt":"2022-05-22T13:36:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=223"},"modified":"2022-05-22T15:36:47","modified_gmt":"2022-05-22T13:36:47","slug":"pianeta-hacker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/?p=223","title":{"rendered":"Pianeta Hacker"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"430\" src=\"https:\/\/www.spaghettihacker.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spcover600-3-e1653196776480.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pescara, Luglio 1997.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono atterrato da pochi istanti in questa camera, davanti a questa tastiera, di ritorno dal Pianeta Hacker dopo un viaggio nell\u2019iperspazio. Ero sicuro che non avrei incontrato pedofili, tamagotchies o sesso virtuale, n\u00e9 tanto meno maligni trafficanti di software arricchiti a spese del povero Bill Gates. Tuttavia le persone e le cose che ho incontrato in questo libro mi hanno ugualmente sorpreso. Sul vocabolario inglese il verbo to hack viene tradotto come &#8220;fare a pezzi&#8221;, &#8220;tagliare&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi di noi non ha provato da bambino la voglia di smontare la lavatrice, la televisione o un qualsiasi altro apparecchio elettromeccanico ? Immaginate di scendere in un pianeta dove la gente non ha perduto questa curiosit\u00e0 semplice e ingenua, e gioca a smontare il mondo, le informazioni e i computer per capire davvero come sono fatti. Immaginate di scoprire con sorpresa un pianeta dove la gente non ha perso il gusto di fare le cose con le proprie mani, di chiedersi il perch\u00e9 delle cose, di scambiare esperienza con gli altri. Questo \u00e8 il Pianeta Hacker.<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri nonni hanno &#8220;hackerato&#8221; per noi i segreti della terra, hanno smontato e rimontato pezzo a pezzo il puzzle della natura, hanno cercato di capire e modificare quello che avevano tra le mani. Lo stesso gorgonzola pu\u00f2 essere visto come una versione hackerata o crakkata del formaggio, che un contadino un po\u2019 pi\u00f9 hacker degli altri ha provato a mangiare anzich\u00e9 buttarla nella spazzatura. Anche i nostri nonni, forse, si sentirebbero un po\u2019 alieni in questo mondo precotto e predigerito, dove troviamo tutto gi\u00e0 pronto, anche le nostre idee e le nostre informazioni, dove le mani non servono pi\u00f9 per fare cose, ma per contare soldi. Dove la curiosit\u00e0 \u00e8 un vezzo che si lascia ai bambini, che hanno tempo da perdere e possono permetterselo.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo mondo postmoderno \u00e8 atterrata un\u2019astronave proveniente dal Pianeta Hacker. Inizialmente questi bambini hacker alieni sono stati lasciati giocare (assecondando un po\u2019 le loro bambinerie) aspettando che crescessero e imparassero le cose veramente importanti nella vita: lo studio (quello vero, non le stupidaggini dei computer), trovare un buon lavoro, una brava ragazza e una bella casa. Per\u00f2 il tempo non ha migliorato le cose, anzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi extraterrestri hanno continuato nei loro giochi, sempre pi\u00f9 disadattati e incompresi da gente che parla un linguaggio completamente diverso, ma sempre pi\u00f9 liberi mano a mano che &#8220;il mondo dei grandi&#8221; veniva smontato, compreso, hackerato pezzo a pezzo. Conoscere \u00e8 Cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo ha bisogno di gente che nuota controcorrente, apre nuove strade, regala nuove possibilit\u00e0, intravede sentieri che altri non si sono presi la briga di cercare.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo questo lavoro e\u2019 un lavoro che si paga sulla propria pelle, che costa fatica e che avviene nell\u2019ombra. Forse il nome dell\u2019inventore del gorgonzola rimarr\u00e0 per sempre un mistero, cos\u00ec come non rimarr\u00e0 traccia di persone a cui tutti noi dobbiamo qualcosa. Davanti allo stadio di San Siro a Milano difficilmente si ricordano tutti gli operai morti durante la sua ristrutturazione per i mondiali in Italia. Quando utilizziamo la costante di Boltzmann nelle nostre formule di Fisica e Chimica difficilmente si ricorda che Boltzmann mor\u00ec suicida nel disprezzo della comunit\u00e0 scientifica. Quando facciamo una telefonata intercontinentale non pensiamo affatto ai pionieri di inizio secolo che per primi hanno provato a tendere cavi attraverso l\u2019oceano, giocandosi fino all\u2019ultimo centesimo solo per rimanere senza cavo a un chilometro e mezzo dalla costa dopo un viaggio in mare di migliaia di chilometri. Quando usiamo un computer non pensiamo agli Hacker.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse questo libro potr\u00e0 aiutarci a non dimenticare che dietro ogni&nbsp; messaggio di posta elettronica che inviamo dev\u2019esserci gratitudine per un pugno di persone anonime che hanno voluto sperimentare in un terreno grigio, legale o illegale a seconda dei periodi storici o delle persone incaricate di far applicare le leggi. Persone che hanno commesso l\u2019errore di voler copiare dischetti anzich\u00e9 cassette musicali come tutti noi, per ascoltare la musica delle parole viaggiare sui bit.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando noi ancora dormivamo, c\u2019era chi aveva gi\u00e0 dato il via al &#8220;beta testing&#8221; della nostra comunicazione di domani. Quando molti di noi non conoscevano nemmeno l\u2019esistenza della posta elettronica, Phil Zimmermann aveva gi\u00e0 i suoi guai in tribunale per averci regalato il PGP. Mentre noi eravamo impegnati altrove, negli Stati Uniti c\u2019era qualcuno che lottava e lotta per il futuro della nostra libert\u00e0 di espressione in rete, dietro una barricata di migliaia di dischetti e centinaia di computer sequestrati inutilmente, accanto a ragazzi adolescenti svegliati a fucili spianati dalla polizia nel cuore della notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima ancora che il concetto di rete civica entrasse a far parte del vocabolario demagogico di molti politici nostrani, in tutta Italia c\u2019erano gi\u00e0 SysOp che offrivano di tasca loro servizi gratuiti di telematica amatoriale, senza bisogno di far squillare le trombe. Sono questi i &#8220;militi ignoti&#8221; del ciberspazio, persone anonime, spesso sole, che nella maggior parte dei casi non hanno trovato nei computer fama e ricchezza, ma il semplice gusto di fare le cose che facevano e di cui oggi noi godiamo i risultati. Se oggi posso vivere la Rete e incontrare al suo interno persone eccezionali come gli autori e i protagonisti di questo libro, non lo devo certo a Guglielmo Cancelli o alla Telecoz, ma soprattutto a tante notti insonni, a tante ore di esperimenti, a tante solitudini che in rete trovavano una ragione di vita, a tante persone anonime che hanno contribuito a costruire la Rete aggiungendovi la propria vita e il proprio tempo come una goccia nel mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa rimane dopo il passaggio di un Hacker? Alcuni sistemi prendono coscienza dei loro &#8220;buchi&#8221;, alcuni amministratori di sistema fanno esperienze in pi\u00f9 e imparano finalmente il concetto di backup dei dati, le case produttrici di programmi antivirus guadagnano qualche soldino, cos\u00ec come i consulenti in materia di sicurezza informatica. Si aprono nuove porte, si cercano nuove soluzioni a problemi tecnici e spesso si inventano strumenti che dopo poco tempo diventano indispensabili per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si organizzano dibattiti, conferenze, tavole rotonde con&nbsp; rinfresco, i giornalisti possono portare a casa la pagnotta, gli esperti discutere tra loro, gli intellettuali partecipare a programmi TV.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando si spengono le luci (del modem) i veri protagonisti rimangono nell\u2019ombra, gli artigiani dell\u2019informatica perdono di interesse, fino a quando un gruppo di pazzi come loro non decide di farli parlare, di dargli spazio, di raccontare le loro storie, le cose che hanno fatto e come le hanno fatte, le vite nascoste dietro la tastiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Se fossi un bibliotecario incaricato di inserire Spaghetti Hacker in uno degli scaffali della mia biblioteca, confesso che sarei alquanto indeciso. La prima tentazione sarebbe quella di catalogare il libro alla voce &#8220;Science Fiction&#8221;, pero\u2019, nonostante i fatti raccontati siano degni di un romanzo cyberpunk, sono anche tutti rigorosamente veri, per cui questa scelta sarebbe da scartare. La seconda ipotesi sarebbe quella di collocarlo tra i libri di storia, ma gli storici devono essere abbastanza distaccati dai fatti che raccontano, senza averli vissuti sulla propria pelle con passione e con cuore, per cui questa bellissima testimonianza diretta non pu\u00f2 purtroppo fregiarsi del titolo del libro storico, semmai \u00e8 pi\u00f9 simile a un &#8220;diario di bordo&#8221;, ma anche la sezione dei libri di nautica e navigazione mi sembra poco adatta. Una scappatoia potrebbe essere quella di metterlo insieme ai libri tecnici su telematica e telefonia, ma nonostante studi Ingegneria delle Telecomunicazioni da alcuni anni devo confessare di non aver mai letto sui miei libri di testo come interrare un cordless, e quindi immagino che anche questa classificazione non vada bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra opzione sarebbe quella di mettere quest\u2019opera tra i testi di giurisprudenza, e qui la tentazione sarebbe forte, in quanto mi piacerebbe che il maggior numero di magistrati, avvocati e addetti ai lavori del diritto informatico si affacciasse al mondo dell\u2019underground digitale attraverso questa finestra letteraria. Per\u00f2 anche in questo caso sarei titubante, semplicemente perch\u00e9 lo stile semplice e chiaro con cui vengono chiariti gli aspetti legislativi e giuridici nel corso del libro non e\u2019 minimamente all\u2019altezza del linguaggio giurisprudese, tanto arzigogolato quanto incomprensibile dai comuni mortali. Un\u2019altra categoria che potrebbe ospitare Spaghetti Hacker \u00e8 quella della sociologia, pero\u2019 la fetta di societ\u00e0 che descrive questo libro sfugge a qualsiasi tipo di catalogazione e classificazione, e tutte le persone che appaiono nel corso della narrazione potrebbero essere definite come delle mono-culture, dei mondi intellettuali elaborati e singolari, ben lontani dagli stereotipi confezionati da pseudo-sociologi che ci descrivono con dovizia di particolari la &#8220;trib\u00f9&#8221; degli Hacker, le loro abitudini alimentari, la loro musica preferita, la frequenza con cui si cambiano i calzini.<\/p>\n\n\n\n<p>A Spaghetti Hacker manca la superficialit\u00e0 e la generalizzazione necessaria per trattare gli Hacker come un fenomeno sociologico. La massa indistinta degli Hacker ci viene presentata come un insieme di Persone con la loro individualit\u00e0. Fateci caso: in centinaia di pagine non e\u2019 stata mai data una definizione &#8220;enciclopedica&#8221; della parola Hacker, ma viene descritto il mondo, le azioni e le persone che hanno gravitato attorno a questa parola. Per cui non si tratta neanche di un libro di sociologia. A questo punto, visto che questo libro si ostina a non voler corrispondere a nessuna delle categorie &#8220;su carta&#8221;, non mi resta forse che prendere la mia copia, scannerizzarla e mandarla sulla mailbox come file di testo, perch\u00e9 tutto sommato questo libro non \u00e8 altro che un messaggio che gli autori hanno voluto inviare in copia carbone anche a chi un modem non ce l\u2019ha.<\/p>\n\n\n\n<p>A noi la scelta tra il delete e il forward.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo Gubitosa<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20140430021740\/mailto:c.gubitosa@peacelink.it\">c.gubitosa@peacelink.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20140430021740im_\/http:\/\/www.spaghettihacker.it\/Spaghetti_Hacker_-_Il_libro\/Scene_eliminate_files\/shapeimage_3.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pescara, Luglio 1997. 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